1)MOVIMENTO SCENICO
Lunedì dalle ore 10.30 alle ore 12.30
con Alberto Bellandi
Il corpo è il primo strumento creativo dell’attore. Ma il corpo che abita la scena non è lo stesso corpo della vita quotidiana: è un corpo esposto allo sguardo, chiamato a organizzare consapevolmente gesto, movimento, voce ed energia all’interno di uno spazio attraversato da relazioni, tensioni e regole proprie.
Considerare il corpo come uno strumento significa imparare a conoscerne il funzionamento, riconoscerne abitudini e automatismi, scoprirne possibilità ancora inesplorate. Significa accordarlo, renderlo disponibile e metterlo in relazione continua con tutto ciò che costruisce l’evento scenico: lo spazio, il tempo, gli oggetti, i partner, il ritmo dell’azione.
Il training di Movimento Scenico lavora su equilibrio, coordinazione, velocità, reattività, percezione del peso e gestione dell’energia. Attraverso esercizi individuali e di gruppo si impara a distribuire e governare le tensioni, a riconoscere le forze che attraversano il movimento e a sviluppare una presenza fisica più precisa, dinamica e consapevole.
Il lavoro sulle forme e sulle linee permette inoltre di affinare la percezione della propria figura nello spazio: non soltanto sapere cosa si sta facendo, ma acquisire progressivamente la capacità di percepire come il proprio corpo appare, agisce e modifica lo spazio intorno a sé.
L’obiettivo non è costruire un corpo formalmente perfetto, ma un corpo disponibile alla creazione: capace di scegliere, trasformarsi, reagire e attribuire intenzione anche al più piccolo gesto. Perché sulla scena il movimento non è mai soltanto movimento: è già relazione, azione e produzione di senso.
2)PILATES PER ATTORI
Martedì dalle ore 12.15 alle ore 13.45
con Giulia Bornacin
Il Metodo Pilates entra nella palestra dell’attore come una pratica di allenamento capace di sviluppare un corpo tonico, aperto, equilibrato e, soprattutto, consapevole.
Attraverso un lavoro mirato su postura, respirazione, allineamento, mobilità, stabilità e controllo, gli esercizi permettono di affinare la percezione del proprio corpo e delle sue possibilità, intervenendo sulla qualità del movimento prima ancora che sulla sua forma. L’obiettivo non è semplicemente acquisire forza o elasticità, ma costruire una maggiore capacità di ascolto: riconoscere tensioni, appoggi, disequilibri, abitudini e automatismi per poterli progressivamente trasformare.
Per un attore, infatti, la propriocezione è parte essenziale del lavoro scenico. Quanto più precisa è la percezione della propria figura nello spazio, tanto più il corpo può diventare disponibile, reattivo e capace di modificarsi in relazione a un personaggio, a un partner, a un ritmo o a una diversa qualità del movimento.
Il Pilates diventa così una pratica propedeutica tanto al Movimento Scenico quanto al lavoro Corpo/Voce. Da una parte prepara un corpo capace di organizzarsi nello spazio, modificare assetti ed equilibri, governare il peso e produrre energia senza perdere fluidità; dall’altra interviene su quelle stesse condizioni corporee che rendono possibile una voce libera e organica. Il lavoro sulla postura, sulla respirazione e sulla mobilità, insieme alla progressiva riduzione delle tensioni non necessarie, favorisce infatti una migliore relazione tra struttura, respiro ed emissione vocale, permettendo alla voce di trovare nel corpo non un ostacolo, ma uno spazio disponibile alla risonanza e all’espressione.
In questo senso il Pilates lavora sulla struttura per renderla più libera, sulla tonicità senza irrigidire, sul controllo senza trasformarlo in costrizione. Non cerca un corpo modellato secondo una forma ideale, ma un corpo capace di percepirsi, organizzarsi e scegliere: un corpo sufficientemente consapevole da potersi trasformare e sufficientemente libero da poter risuonare.
Perché sulla scena il corpo non è soltanto ciò che sostiene l’attore e la sua voce: è materia espressiva, spazio di relazione e strumento creativo.
3) STAGE COMBAT
Mercoledì dalle ore 10.30 alle ore 12.30
con Daniele Lastella
Nel combattimento scenico non vince chi colpisce più forte, ma chi sa raccontare meglio il conflitto.
Lo Stage Combat parte da questo principio: l’obiettivo non è affrontare un avversario, ma costruire insieme a un partner l’illusione di uno scontro credibile, mantenendo sempre il controllo dell’azione e garantendo reciprocamente sicurezza e protezione.
Il combattimento diventa così una vera e propria partitura fisica, nella quale ogni colpo, parata, schivata o caduta acquista efficacia soltanto all’interno di una relazione precisa con ciò che lo precede e ciò che lo segue. Ritmo, distanza, direzione dello sguardo, intenzione, energia e qualità della reazione concorrono a rendere leggibile il conflitto e a trasformare una sequenza tecnica in un’azione drammaturgica.
Il training lavora sulla costruzione di concatenazioni sempre più articolate e fluide, sviluppando coordinazione, velocità, reattività e controllo dell’energia. L’attore impara a percepire contemporaneamente il proprio corpo e quello del partner, ad anticiparne e sostenerne le azioni, a governare le distanze e a mantenere precisione anche quando aumenta il ritmo della sequenza.
Particolare attenzione viene dedicata alla relazione con lo spazio, fondamentale tanto sul palcoscenico quanto davanti alla macchina da presa. Un combattimento deve infatti sapersi adattare ai limiti imposti dalla scenografia, dalle indicazioni registiche, dalla presenza di altri interpreti o, nel lavoro cinematografico, dall’inquadratura e dal punto di vista dello spettatore.
Allenarsi nello Stage Combat significa quindi acquisire una competenza specifica spendibile nel teatro e nell’audiovisivo, ma anche mettere alla prova qualità fondamentali del mestiere dell’attore: ascolto, fiducia, presenza, precisione, coordinazione e capacità di stare pienamente dentro un’azione senza perderne mai il controllo.
Perché il paradosso del combattimento scenico è proprio questo: più il conflitto deve apparire reale, più profonda deve essere l’intesa tra chi lo mette in scena.
4)CORPO VOCE
Giovedì dalle ore 10.30 alle ore 12.30
con Giulia Bornacin
(metodo vocale ideato da Francesca Della Monica)
Metodo vocale ideato dalla Mª Francesca Della Monica
Attraverso il corpo sentire la voce.
Attraverso la voce vedere il corpo.
La voce dell’attore non è qualcosa che si aggiunge al corpo: nasce dal corpo, lo attraversa e ne rende percepibili tensioni, aperture, intenzioni e direzioni. Lavorare sulla voce significa quindi lavorare sull’intero organismo, cercando quella coerenza profonda tra corpo, respiro, pensiero e parola che permette all’azione vocale di essere organica e credibile.
Il training, fondato sui principi del metodo SPATIUM VOCIS ideato dalla Mª Francesca Della Monica, parte proprio da questa relazione inscindibile tra corpo e voce. L’obiettivo non è costruire una voce formalmente bella, ma giusta: libera, presente e capace di aderire alla necessità dell’azione scenica e alla logica profonda del testo.
Il lavoro comincia da una fase di “preparazione al fare”: un riscaldamento fisico e percettivo che porta l’attenzione sugli appoggi, sulla postura, sul respiro e sulla relazione con lo spazio. Prima ancora di produrre un suono, il corpo viene preparato ad accoglierlo, liberandosi progressivamente da tensioni e atteggiamenti abituali che possono limitarne la disponibilità.
Particolare attenzione viene dedicata ad alcuni luoghi fondamentali dell’organizzazione corporea. I piedi e il radicamento costruiscono il rapporto con il pavimento e permettono alla presenza di espandersi nello spazio; il pavimento pelvico partecipa al sostegno e all’organizzazione della respirazione; il mantice addominale, in relazione con il baricentro, diventa luogo di connessione tra energia, respiro, movimento e produzione vocale.
Attraverso il risveglio della respirazione addominale-diaframmatica si esplora poi quella che, nel metodo SPATIUM VOCIS, diventa una vera e propria dinamica drammaturgica del respiro. Respirare non è soltanto una funzione fisiologica che precede la parola: il respiro accompagna il pensiero, reagisce all’interlocutore, modifica il ritmo e sostiene l’intenzione. Appoggio e sostegno vengono così ricondotti alla loro funzione scenica, perché la voce non sia separata dal racconto ma nasca dalla necessità di rivolgersi a qualcuno.
Il training attraversa inoltre il lavoro sulle vocali come archetipi, sulla spazializzazione dell’azione vocale e sul gesto vocale, per ampliare le possibilità espressive e sperimentare una voce capace di avere direzione, corpo e spazio.
Una parte fondamentale del percorso riguarda infine la parola e il testo: eliminare ciò che è superfluo, riconoscere con precisione cosa si vuole comunicare e a chi, tornare al peso specifico delle parole. Ri-significarle significa sottrarle all’automatismo per restituirle ogni volta come necessarie, lasciando che siano il pensiero, la relazione e l’intenzione a generare la forma vocale.
Il lavoro Corpo/Voce cerca dunque una vocalità che non venga sovrapposta all’interpretazione, ma che nasca insieme ad essa. Una voce che non debba dimostrare ciò che sa fare, ma sappia rendere udibile ciò che accade nel corpo e nel pensiero dell’attore.

